Matajur da Mersino

Primo weekend dell’anno, il tempo è nuvoloso a fondovalle ma le previsioni parlano di marcata inversione termica e sereno nella zona montana, quindi perché non andare sul Matajur partendo da Mersino e facendo il versante nord per il sentiero CAI 725?

Caratteristiche:

Il Friuli sotto le nuvole

Il Matajur da Jerep (Mersino Alto) è una della classiche escursioni al monte, senz’altro più divertente e fisicamente un po’ più impegnativa della facile salita partendo dal Rifugio Pelizzo.

Parto da casa titubante, con di tutto nello zaino. Le nuvole sono compatte e non so cosa aspettarmi in quota, ma man mano che mi avvicino a Mersino, il sole comincia a far capolino e a Jerep si presenta una bellissima giornata.

Parcheggio il furgoncino appena oltre il divieto di transito “L.R: 15/1995” lungo la strada per passo Glevizza e Montemaggiore, proprio all’attacco del sentiero CAI 725, e parto sulla vecchia mulattiera.

In fondo è piuttosto fangoso ma si procede bene, anche perché le foglie secche sul sentiero consentono un buon grip. Dopo 5 minuti tolgo la giacca e arrivato a casera Tazacel/Zacela sfilo anche il pile e resto in maglietta con le maniche corte. Il sole splende alto e la temperatura è di 19,8° C alle 11:30, sembra di essere in primavera avanzata.

In un’oretta sono alle malghe di Mersino e in altri 20 minuti sono alla svolta del sentiero che attacca il versante nord del Matajur. Di solito, in inverno, in questo tratto c’è sempre parecchia neve oppure ghiaccio, ma rimango stupito a vedere che in realtà c’è solo una spolverata di neve appena sotto alla cima. Meglio così, i ramponcini restano nello zaino e in altri 20 minuti sono al cippo della vetta.

Il panorama è mozzafiato: a circa 1.000 metri di quota c’è un mare di nuvole che copre la pianura, ma sopra è sereno e lo sguardo spazia dal Piancavallo al monti della Selva di ternava, passando per le Dolomiti, le Alpi Carniche e le Alpi Giulie. A nord il massiccio del Canin, a est il naso del monte Nero/Krn e a nord-est si staglia sul blu il profilo del Tricorno/Triglav. A sud si intravedono le sagome del Snežnik/Nevoso e del Učka/Montemaggiore, quello sopra Rijeka/Fiume.

C’è diversa gente che si sta godendo lo spettacolo o sta pranzando e quindi, dopo qualche foto, scendo veloce verso il Dom na Matajure pregustando uno strudel di mele è un grappino.

Delusione: il Dom na Matajure è chiuso. Ma è vero: oggi è venerdì mentre di solito è aperto nei weekend. Pazienza: nello zaino ho un paio di barrette, una bottiglia d’acqua e quindi pranzo con queste.

Dopo il lauto pasto, per non raffreddarmi troppo, riparto subito, sempre in maniche corte, verso il passo di Glevizza. Le tracce scavate dalle moto si sono riempite di fango e devo fare attenzione a non scivolare, ma dopo malga Gosgnac la situazione migliora e posso procedere più spedito.

A passo Glevizza finisce il divertimento perché il rientro al punto di partenza è per 2,5 km di strada asfaltata che scende lentamente verso le nuvole che nel frattempo si stanno alzando.

Arrivo al furgone con la visibilità che si sta riducendo di minuto in minuto ma ormai la prima salita del 2023 sul Matajur è completata.

Ora non resta che rimettermi il pile e scendere a Marseu per una bella birra da Ines… ma… seconda delusione della giornata: il bar è chiuso e riapre più tardi. Pazienza, così ho la scusa per tronare presto da queste parti.


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