Matajur da Cepletischis via Avsa

Salita al Matajur da Ceplestischis per la direttissima da Avsa e rientro per la Strada di Rommel e il sentiero CAI 736.

Caratteristiche:

Panorama da Avsa

Oggi e una tipica giornata marzolina, il sole fa capolino timidamente tra le nebbie mattutine, la temperatura è mite, non c’è vento ma le nuvole potrebbero prendere il sopravvento, quindi rimando il giro che avevo in programma nella Selva di Ternova e opto per il più vicino Matajur,

Il programma prevede di raggiungere la vetta da Avsa lungo il sentiero diretto che passa per la Idrska Planina e il monte Glava.

Parcheggiato in piazza a Cepletischis seguo le indicazioni CAI e inizio a risalire le strette vie tra le case. Giunto al ponte sul rio Cepletischis proseguo dritto anziché seguire a destra il segnavia CAI 736: siccome sono appena partito preferisco la più dolce, anche se più lunga, pista forestale, al ripido sentiero che comunque farò rientrando.

Dopo qualche tornante incrocio il sentiero CAI 736 e proseguo dritto verso nord–est, sempre sulla pista forestale.

In prossimità di una malga la pista diventa un sentiero ben battuto — e non segnato sulle carte — che prosegue verso il confine. Ho l’impressione di trovarmi su una via di contrabbandieri, ma probabilmente sono i cacciatori che lo tengono pulito. Il cippo di confine 32|13 mi avverte che sto entrando il Slovenia, ma a parte questo nulla indica il cambio di nazione.

La trincea di Jevšček

Dopo meno di 200 un cancello segna la fine dei boschi e l’inizio dei pascoli e in 5 minuti sono a Jevšček, un piccolo villaggio ben curato. Prima della fine del paese una tabella cattura la mia curiosità: si tratta di “Erwin Rommel nel villaggio di Jevšček” e racconta le gesta dell’allora tenente alle prese con la conquista del Matajur il 26 ottobre 1917. Nei pressi c’è anche una trincea italiana, visitabile, restaurata dagli abitanti del paese nel 2017.

Proseguo verso Avsa lungo la strada asfaltata, più breve rispetto al sentiero che corre alto, e in 20 minuti sono in quest’altro incantevole borgo con panorami mozzafiato sul gruppo del Monte Nero e sulle alpi Giulie. L’insegna Laško e la scritta zaprto del Jelenov Breg pod Matajurem invitano a una sosta, ma è ancora presto e la strada da fare ancora lunga, però me lo appunto e sarà la meta di un prossimo giro in bici.

Indicazioni nei pressi di Idrska Planina

Uscito dal paese imbocco la ripida strada bianca a sinistra e inizio a risalire lo spallone sud–orientale del Matajur. Il fondo è buono, il sentiero ben segnalato dai bolli bianco–rossi ma la pendenza è elevata e fatico non poco.

Una scritta su un masso segnala che ho raggiunto quota 1.000 metri e, poco oltre, un altra annuncia i 1.100 metri. Man mano che salgo la pendenza si fa meno impegnativa e il passo più spedito. A 1.200 metri i prati prendono il posto del bosco e incontro le prime nevi, oltrepassata la Idrska Planina una scorciatoia mi porta sulla Strada di Rommel che però abbandono dopo mezzo chilometro per imboccare il sentiero a destra verso il Veliki Vhr/Monte Grande.

Verso il Glava e il Matajur

Sul sentiero ci sono circa 30 cm di neve dalla consistenza di una granita, e, siccome non mi sono portato i bastoncini, nonostante gli scarponcini, comincio a fare un passo avanti e mezzo indietro sul ripido sentiero. Per fortuna nello zaino ho sia i ramponcini che le sottosuole chiodate, quindi calzo queste ultime e ripendo a salire con più grip e più decisione.

Un ultimo passaggio sulla neve e mi ritrovo sulla cresta per il monte Glava. Qui il caldo del sole ha sciolto la neve e quindi posso togliere le sottosuole chiodate e proseguire sulle rocce e sul fango.

La chiesetta ormai è vicina e in pochi minuti sono in vetta. Ci ho messo circa 3 ore da Cepletischis, salendo di buon passo nonostante la neve.

Il Matajur con la chiesetta del Redentore

Marzo non tradisce la sua natura: il sole è pallido sopra gli altostrati, soffia un leggero venticello, non sto più faticando e un leggero brivido mi convince a iniziare subito la discesa verso il rifugio, ben visibile 300 metri più basso.

Però, dopo circa 400 metri, al bivio per il Dom na Matajure, prendo la traccia a sinistra che sfocia nel tratto finale della Strada di Rommel e la seguo fino a incrociare il sentiero CAI 736 che mi riporterà al punto di partenza.

Discesa lungo la Strada di Rommel

La discesa è bellissima, e, nonostante i suoi 8 chilometri di lunghezza, non è mai noiosa, tra boschi, radure e spettacolari panorami sul Friuli e sul mare. Il sentiero è ben segnato, ben battuto, con alcuni tratti su strada bianca, e punta diretto verso sud–est verso Cepletischis.

Dopo un tratto di strada interpoderale e un ripido sentiero nel bosco, i rumori di fondovalle e quelli della cascata, prima di intravedere le case, mi fanno capire che sono arrivato.

Gran bel giro, lungo, a tratti faticoso, ma di grande soddisfazione.



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