Le avventure di Tani: la Pista Ciclabile Udine-Cividale |
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Era un po' di tempo che avevo visto alcuni cartelli, come quello qui sotto, tra Udine e Cividale. Della pista ciclabile erano poi anni che se ne parlava, però, siccome a noi cinghiali piacciono le montagne non me ne ero curato più di tanto (o quasi)... |
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Sommario:
Consolati tornando ai giri per le Valli del Natisone |
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1. Si parte |
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...si parte. Raggiungiamo l'incrocio del "Gallo", a Cividale, dove c'è la statale per Udine e dove troviamo il primo cartello segnaletico della pista che ci conferma che siamo nel punto giusto. Ma.... come faccio a salire sulla pista? C'è il marciapiede alto 15 cm ma nessuna rampa per salirci. C@//@! Sono con la Cannonago da pista, mica con la MTB. Va be', scendiamo dalle bici, le posiamo sul marciapiede, pardon, sulla pista e, schivato il primo ostacolo (che è il preludio di quel seguirà) si comincia a pedalare. Fatti neanche 100 metri ci si trova in un bel distributore di benzina: molto utile in bici. C'è acqua, distributore di bibite fresche, un compressore fantastico per gonfiare le gomme. Se fai qualche pieno ti regalano anche una MTB! Oltrepassato il distributore della pista ciclabile si perdono le tracce. C'è solo il marciapiede. Cosa fare? Strada o marciapiede? E se sul marciapiede ti beccano i vigili, che in questa zona sono attivi, cosa succede? Rischiamo, pensando che forse la provincia aveva finito i soldi per la vernice della segnaletica. In fondo la segnaletica è l'ultima cosa che si fa. Infatti, dopo qualche centinaio di metri, ricompaiono le strisce gialle. Che strano però. Questo era il marciapiede per andare al Cimitero: ci hanno pitturato due strisce gialle ed è diventato una pista ciclabile. Potrebbero fare lo stesso sulla statale: chissà che cambiando i cartelli da blu a verdi non diventi un'autostrada? Ormai siamo giunti al Cimitero, e per costringere i ciclisti a rallentare, c'è questo bel sistema, davvero ingegnoso. Sempre nei pressi del Cimitero c'è la prima tabella della serie "Voi siete qui". Peccato che sia la stampa di una fotocopia dell'ingrandimento di un fax di una riproduzione di una mappa catastale risalente a Maria Teresa d'Austria. Se uno non è almeno un geometra non ci capisce niente. Pazienza: continuiamo seguendo la freccia. |
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2. Primi dubbi |
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Abbiamo percorso appena 500 metri ma cominciamo ad avere qualche dubbio su questa "pista ciclabile", ma poi li fughiamo pensando che noi italiani siamo abituati a denigrare ingiustamente le nostre opere pubbliche, che abbiamo pedalato troppo poco su questo itinerario per poter esprimere un giudizio definitivo, che siamo abituati troppo bene, ecc. ecc... Rassicurati, ci stiamo per lasciare il cimitero alle spalle, ma... dov'è la pista? Dove sono le strisce gialle? I cartelli? Sparito tutto di nuovo? Macché! Bastava andare avanti un pochino, guardare a destra e si sarebbe scorta l'indicazione! C'è anche un limite di velocità, casomai venisse la tentazione di spingere sui pedali e superare la folle velocità di 30 Km/h! Meglio non rischiare e andare piano: vedi mai che ci siano i vigili appostati dietro al muro del cimitero pronti a immortalare con un bicivelox un velocipede che sfreccia a 31 KM/h! Comunque questo è un bel tratto di pista: bell'asfalto, ben segnato, c'è anche il passaggio a livello! Purtroppo finisce presto perché dopo poche decine di metri di ci deve fermare allo stop per attraversare la strada Cividale-Moimacco. Attraversata la strada, si prosegue costeggiandola verso Moimacco. L'indicazione di una frasca ci rincuora: abbiamo almeno un punto d'appoggio. Continuando abbiamo modo di apprezzare il rispetto che c'è stato per un vecchio cancello e per dei rari esemplari di robinia, specie veramente molto difficile da trovare in queste zone! All'altezza della rotonda per la Zona Industriale, la pista ciclabile si dirige a nord, verso Bottenicco. Altro incrocio e subito dopo li lasciano le case per immergersi finalmente nelle selve che costeggiano i campi: ora si che ci si può divertire. Cominciamo a pedalare più velocemente e a sentire la piacevole carezza dell'aria. Curva. Altra curva. Frenaaaa.... |
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3. Guado? |
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Inchiodata che lascia mezzo copertone dall'asfalto. Ci guardiamo perplessi. Guardiamo il cartello. Ci torniamo a guardare perplessi. Guardiamo avanti. Ci stropicciamo gli occhi e ci diamo un pizzicotto per essere sicuri di non stare sognando. No, non è un sogno. C'è proprio un guado. Ma qui non siamo in una zona deserta. Qui piove 200 giorni all'anno!. Ma allora, prima di partire bisogna vedere le previsioni del tempo, non per non bagnarsi, alla pioggia siamo abituati, ma perché altrimenti non si passa! Scuotiamo la testa, sconsolati, scendiamo dalle selle, e attraversiamo il... beh, questo dovrebbe essere il Chiarò... ...mi ricordo, c'è una bella strada bianca che, costeggiando il Chiarò, da Togliano va fino a Remanzacco, la percorro ogni tanto in MTB, è veramente divertente perché si può correre pedalando a oltre 40 Km/h...... ma...?!? No! Non possono aver fatto questo... Noooooo.......... L'hanno fatto! L'hanno asfaltata!!! La delusione si trasforma in rabbia: hanno asfaltato una delle più belle e lunghe strade bianche di questa zona! Mi consolo pensando che così le gomme dei trattori dureranno di più. Risalgo in sella pensando che così è facile: si asfalta una strada bianca, si mettono un paio di cartelli, ed eccola trasformata in una pista ciclabile, di modo che le amministrazioni possano farsi belle agli occhi degli elettori, alla faccia di chi in bici ci va sul serio e non si limita a parlarne con gli amici del bar. Pazienza. Se non percorrerò più questa strada in MTB, sarà pane per le ruote della mia Cannonago Hyperglide Deluxe Dufour: signor Sulu, velocità WARP! Effettivamente si va via bene sul filo dei 40 orari. Dopo un po' inchiodata per lo stop della Bottenicco-Chiasalp, poi quello della Moimacco-Ziracco, e via, più veloci della luce, costeggiando a destra il letto del Chiarò. |
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4. Sorpresa: strada bianca! |
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Arriviamo al punto dove il Chiarò e il Grivò confluiscono dando origine al torrente Ellero, risaliamo per un po' l'argine sinistro del Grivò e poco dopo un cartello ci guida a sinistra. Passiamo il ponte sul Grivò con la vista che spazia lontana verso la pianura friulana. Abbassiamo gli occhi e... di nuovo pizzicotti per essere sicuri di essere svegli! Davanti a noi una larga, lunga, dritta strada. Bianca! Sì, bianca! Ci fermiamo per controllare se per caso abbiamo sbagliato strada, ma no, lì c'è il cartello che dice di venire da questa parte là ce n'è un altro che dice di andare dritti, e quindi questa è la strada. Bianca! In direzione contraria vediamo avanzare una ragazza che cammina tenendo a mano la sua bici da corsa. E' sconsolata. Sta quasi per piangere. E' come uno che si è perso nel deserto, solo che lei non cerca acqua per la sua gola, ma asfalto per le sue ruote. Ci saluta e ci dice che la strada bianca è lunga... molto lunga. Praticamente in tutto il territorio del comune di Remanzacco la strada è bianca. Non sappiamo se continuare o fare dietrofront. Rassegnati decidiamo di procedere; tanto, peggio di così non può andare! Ci distraiamo pensando a cosa possano significare i due cartelli in cima al palo che segnala il confine tra il comune di Moimacco e quello di Remanzacco: il segnale di pericolo che sovrasta il simbolo di una bici. Pericolo per chi? Per le bici? E di cosa? E' una pista ciclabile per cui non ci dovrebbero essere pericoli. O forse pericolo per i trattori. Sì forse è proprio per i trattori: devono stare attenti ad essere investiti da una bici! Pedaliamo con questo dubbio. Ad un certo punto un miraggio: strada asfaltata. Un bivio. Dove si va? Destra o sinistra? Scoviamo il cartello messo di traverso rispetto al senso di marcia. L'euforia di poter di nuovo correre ci fa soprassedere a simili quisquilie. E via di corsa... |
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5. Guado atto II |
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![]() Altro guado |
Non facciamo tempo a prendere velocità che di nuovo inchiodiamo sull'asfalto. C'è un altro guado, questa volta sul Malina. Ci guardiamo di nuovo perplessi. Ma possibile? E' il Malina, mica il Rio delle Amazzoni, e ci deve passare sopra una pista ciclabile, non un'autostrada a 8 corsie. Possibile che non siano riusciti a mettere una trave di cemento? Mah. Scendiamo nuovamente dalla bici e passiamo il letto del torrente, per fortuna asciutto. Ormai siamo più che decisi a continuare, tanto, peggio di così non può andare... |
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6. Peggio di così? |
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Risaliamo l'argine del Malina, il cartello ci dice di andare a destra. Andiamo a destra. Un bel cartello tondo, bici bianca su sfondo blu, ci assicura che siamo su una pista ciclabile. Ci guardiamo negli occhi, altra serie di pizzicotti, guardiamo davanti a noi e ci mettiamo a piangere: mai mettere limite al peggio! Quella che ci si presenta davanti non è una pista ciclabile. E' poco più che una traccia per trattori. Avrei problemi anche con la MTB! proseguiamo con le bici a mano perché non si può proprio pedalare, neanche con la migliore volontà, e non abbiamo voglia di rimetterci copertoni e cerchi. La rabbia prende il posto della rassegnazione. Bestemmiando all'indirizzo degli amministratori pubblici che ci stanno prendendo per il naso proseguiamo per vedere cos'altro ci riserva questo "Itinerario Ciclabile A 13 del Natisone". Non dobbiamo aspettare molto per avere un'altra sorpresa: l'area di sosta! Non sembra vero! In mezzo ai campi, con una pista che non percorrerei neanche in fuoristrada, c'è un ampio spazio circolare con il fondo in cemento colorato di rosso. A cosa serva, qui, non lo immaginiamo proprio. Forse servirà a pattinare? Ma come ci si arriva con in pattini? Magari c'è un servizio organizzato dal comune che ti porta qui in elicottero. O forse sono gli UFO. Sì, hanno costruito qui una pista di atterraggio, tanto, in un posto così isolato non li becca nessuno! No, non sono stati loro, perché altrimenti non avrebbero avuto bisogno di mettere il solito cartello dello stile "voi siete qui". O forse sono stati proprio loro, gli UFO, a fare una cosa che sfugge a qualsiasi logica umana. Ormai non abbiamo più neanche voglia di scherzare: continuiamo a spingere la bici a mano. Tanto prima o poi finiremo da qualche parte. |
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7. Ritorno alla civiltà |
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Sempre spingendo le bici a mano, arriviamo a una curva, a metà della quale il fondo diventa asfaltato! Non ci crediamo. Completiamo la curva e ci troviamo su un ponte in legno lamellare nuovo di pacca che ci consente di superare agevolmente la roggia Cividina. Peccato solo che il ponte in legno sia a fianco al ponte in cemento della strada Remanzacco-Ziracco. Ma porca miseria! Non potevano fare transitare la pista ciclabile per 20 metri sulla strada e mettere questo ponte dove sarebbe servito veramente: al posto di uno dei guadi? Probabilmente in mezzo alla campagna sarebbe stato utile soltanto a qualche ciclista sfigato e mezzo matto, mentre qui, è facilmente raggiungibile e visibile comodamente da tutti gli elettori che passano in auto e che possono pensare: "ma guarda che belle cose fanno i nostri amministratori per i ciclisti". Sì, veramente "belle cose" sono state fatte per questa pista ciclabile A 13. Forse è il numero 13 che porta sfiga! Avrebbero dovuto chiamarla in qualche altro modo, ma probabilmente sarebbe stato A 17! Proseguiamo pedalando, perchéormai abbiamo abbandonato il comune di Remanzacco, e come entriamo in quello di Povoletto, ricomincia il fondo asfaltato e, finalmente, un bel tratto di pista come si deve ci porta rapidamente a Grions del Torre. |
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8. Game over |
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Dopo un po' di saliscendi sui marciapiedi di Grions del Torre, promossi a pista ciclabile, ammirando il rispetto per la natura, arriviamo allo "stradone" di Salt, dove siamo costretti a scendere per oltrepassare le transenne che sbarrano la pista. A cosa servano Dio solo lo sa. Forse a impedire che le macchine usino la pista ciclabile. O forse a impedire che la usino i trattori. Peccato che comunque le auto o i trattori la usino lo stesso salendo sopra il marciapiede. Pazienza. Attraversiamo la provinciale con un oscuro presentimento. Il presentimento non tarda a manifestarsi: appena attraversata
la strada si risale in bici, si fanno 20 metri e poi... niente. Nulla.
End. Stop. Kaputt. Game over. La
pista finisce. Finisce così, all'improvviso, con un cartello
sgaruppato al pari della pista, nei pressi di una cava di ghiaia sull'argine
del Torre, in procinto di diventare discarica.
E Udine? A Udine mancheranno almeno altri 7 Km. Solo che per arrivarci
non c'è pista ciclabile. E allora? 'fanc**o la pista ciclabile!
Basta! Ci hanno preso fin troppo per il naso. Si torna a casa! Per che
strada? Ma ovvio: lungo la provinciale fino a Salt, poi l'altra provinciale
fino a Ronchis e da Campeglio in poi lungo la statale! |
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9. Epilogo |
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In meno di mezz'ora arriviamo a Togliano, e quindi una sosta in frasca prima di arrivare a casa è d'obbligo: anneghiamo la nostra amarezza nel Tocai sognando lunghi nastri d'asfalto lisci come tavoli da biliardo, da far invidia agli austriaci. Ma l'Austria è lontana... lontana anni luce.
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NOTA: Chi volesse esprimere le sue opinioni in merito può scrivermi a mtb@adriacom.it. Eventualmente pubblicherò i commenti qui sotto. |
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